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angiusella [ inutìl. il necessario del superfluo ]
 


 Per Alda Merini

 

che je voi di'??


13 ottobre 2005


Cosa ha guardato la signora Franca?

Se dovessi scrivere di quote rosa, sarei acida. Quindi ho deciso di evitare.

Il mercoledì non si può far altro che vedere l’Isola dei famosi. Però quando c’’è la pubblicità cambio per vedere chi c’è a Porta a porta. E vedo Vespa immerso nelle grandi tette di una tipa, che ovviamente non ha nessuna intenzione di farsele rimpicciolire, e un chirurgo estetico che la palpeggia senza guanti.

Poi finisce l’Isola e mi sparo la bella intervista di Mentana a Eva Robin’s.

Ma la domanda è: la signora Franca ieri sera cosa ha guardato?

 




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22 settembre 2005


Nemmeno una nuvola

Siniscalco si è dimesso e la Roma ha vinto.




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11 luglio 2005


Anni

Oggi sono 28.




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28 giugno 2005


Da Sabaudia a Torino

Le nascita sono in aumento, finalmente. Lei che tra un po’ andrà all’asilo con il grembiulino e lo zainetto stamattina così si è espressa:

Sabaudia, il Verbo: “mi emoziona in alto mare


p.s. ieri avrei voluto segnalare un terrificante corsivo di Guido Ceronetti pubblicato da la Stampa. Non avevo letto, e nemmeno sfogliato a dire il vero, il giornale di Torino ma le ragazze della redazione (perchè ci sono!) mi hanno consigliato la lettura. Erano scosse prima ancora che incazzate. Anche al mio direttore era sfuggito, ma devo dire che ha “rimediato” sul Riformista di oggi con un dizionario degno di nota.

 

Sexy.Ieri Guido Ceronetti ha dato voce, come spesso gli capita, a un diffuso senso comune. Per i «praticanti occasionali di questo sport» che si chiama stupro «esiste un doping». Consisterebbe nell'«assorbimento visivo» e incessante di «corpi femminili giovanissimi sempre più scoperti», nella «carne viva con tortellino sventolato e fessura chiapparia che a ogni piegamento di schiena sboccia», provocando poi guai e sofferenze alla «povera stupratina». Ora, caro Ceronetti, se lo lasci dire da chi è altamente sensibile a quell'assorbimento visivo: la cosa eccita, non c'è dubbio, ma alle scopate. E se c'è una cosa che è agli antipodi della scopata, è la stuprata. Tra i due trattamenti del corpo femminile non c'è, come lei pare ritenere, una più o meno sottile differenza di gradazione. Sono proprio gli opposti dell'universo maschile. E confonderli denuncia più ignoranza dell'animo macho che indelicatezza verso le donne.




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7 giugno 2005


Votare, sulla fecondazione, stando in Cina

Ho chiesto a Cinesilma di raccontarmi il suo voto referendario dalla Cina, ecco quello che mi ha scritto:
 

In pratica si tratta di voto per corrispondenza, null'altro. Ti arriva un plico dell'Ambasciata, pieno di cose:

  • Istruzioni per l'uso: una marea di carta per dire tuto quello che devi fare; si incasinerebbe chiunque; ti mando una copia via fax, se vuoi.
  • Busta con le schede: già piegate e pronte per l'uso. Il fatto che siano già piegate è un dettaglio che tornerà in seguito e va considerato
  • Certificato elettorale: trattasi di foglio con dati presonali e tutto il rsto. la cosa fica è che c'è riportato il numero di iscrizione alle liste degli Italiani residenti all'estero. la parte inferiore è TAGLIANDO ELETTORALE. nel tagliando elettorale non c'è scritto il nome ma solo il numero di iscrizione all'anagrafe dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE); se non è abbastanza chiaro, c'è scritto praticamente chi sei!!
  • Altra busta preaffrancata: che si usa per mandare le schede all'ambasciata.
  • Istruzioni per piegare le schede; cioè fotocopie a colori molto dettagliate, utilizzabili anche da bambini non normalmente dotati. PS: ma le schede non erano già piegate? infatti, trattasi di fotocopie a colori del tutto inutil!
  • Testo della legge sul voto degli Italiani all'estro: scusa, ma non riesco a dire altro che : sticazzi!!

Beh veniamo al dunque del problema. Devi esercitare il tuo diritto di voto usando preferibilmente una matita indelebile ( non c'è però scritto dove cazzo la prendo una matita indelebile in Cina, e soprattutto, come si dice matita indelebile in cinese, e come si scrive?) La cosa fica è che io sono più o meno in un posto civile (più o meno). La circoscrizione nella quale voto è Africa, Asia, Oceania e Antartide: so cazzi a trovare la matita indelebile in Antartide !!!

Grazie a Dio , si può usare una penna!

Prendi le schede, piegate, le apri, voti, le ripieghi, usando le apposite istruzioni. Prendi le schede e le metti dentro la busta anonima sigillandola accuratamente. Poi prendi il TAGLIANDO elettorale e la busta bianca contenente le schede, e la infili dentro la busta bianca preaffrancata, e la mandi in ambasciata, nella speranza che arrivi, logicamente. Io, bravo bambino diligente, faccio anche un posta celere che mi costa due soldi, ma no problem.

Avrai sicuramente capito il nocciolo della questione: a parte due palle assurde di buste,  istruzioni, piegamenti, leggi ecc. il vero problema è che tu mandi una busta, qualcuno la apre e trova il TAGLIANDO elettorale, dove c'è praticamente scritto chi sei. poi c'è la busta bianca senza un sigillo, niente, magari solo una sana slinguata per chiuderla. Chiunque può aprire la busta, vedere cosa hai votato, e richiuderla immediatamente. ma chi la apre? che garanzia abbiamo della segretezza del voto? nessuna!!

A parte tutte le fotocopie del cavolo su come si piega, avremo forse diritto a sapere come viene maneggiata e da chi la busta con la scheda elettorale? Ti giuro che nella comunità italiana ci sono forti dubbi sulle procedure di voto che qualcuno avrebbe dovuto quantomeno chiarire, magari con un'altra busta, un'altra fotocopia ecc. ecc. ecc.

 E io dovrei votare alle politiche in questo modo? finchè si parla di referendum, anche anche, ma alle politiche proprio non voterò con questo sistema.

 baci e buon referendum anche a voi, io ho già dato!

 

 




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7 giugno 2005


Bambini al gay pride, bambini in Tv, o in Chiesa

 

di Piero Sansonetti

Si è alzato un putiferio, sui giornali e nel mondo politico, perché un gruppo di lesbiche, sabato, ha portato i propri bambini al corteo del Gay Pride. Dicono che non fosse loro diritto, dicono che è stato un uso partigiano e strumentale dell'innocenza infantile. Per la verità alcuni esponenti della destra hanno usato parole più pesanti. Il ministro Calderoli ha detto che è stata "una schifezza, usata da un gruppo di persone che vogliono difendere le proprie perversioni". Ha detto così. E poi ha aggiunto che è bene far saltare il referendum sulla fecondazione assistita, "altrimenti costruiranno bimbi su misura e li daranno da allevare a coppie di finocchi". Il linguaggio di Calderoli è sempre leggiadro, le sue idee sofisticate. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, uomo più elegante e di maggiore frequentazione scolastica rispetto a Calderoli, ha espresso in modo meno aggressivo lo stesso concetto: "La legge sulla fecondazione - ha detto - servirà a fabbricare bambini da esibire alle manifestazioni gay". E poi hanno parlato molti altri, sempre su questa falsariga, con variazioni nello stile polemico, con minacce di denunce penali.
Naturalmente fa piacere - lo dico senza nessuna ironia - che anche la destra, finalmente, si occupi di bambini. E dei loro diritti. Non lo fa spesso, anzi non lo fa quasi mai. Ieri, per esempio, nessuno di loro ha rilasciato dichiarazioni per commentare i dati - drammatici - forniti nel "Rapporto sui diritti globali 2005" (che è uno studio molto serio promosso dalla Cgil e da altre organizzazioni). Racconta questo rapporto che in Italia ci sono 1 milione e 700 mila bambini che vivono sotto il limite della povertà, e racconta che il nostro paese, in tutta Europa, è il paese con la maggiore percentuale di povertà infantile. Negli ultimi dieci anni questa povertà è salita del 2,6 per cento. Tutti i diritti essenziali di questo milione e settecentomila bambini è violato ogni giorno: diritto al cibo, all'acqua, alla casa, all'assistenza, alla sanità, all'istruzione.
Neppure risultano grandi moti di indignazione, nella destra (ma forse neanche in gran parte della sinistra...) per i bambini coinvolti nella realizzazione di spot pubblicitari per la Tv o per il cinema. Il gelato, il giocattolo, la merenda, gli spinaci, il sofficino. Un uso commerciale del bambino che serve non a difendere "le perversioni delle lesbiche", come dice Calderoli, ma a sviluppare i luridi interessi delle multinazionali (scusate l'uso della parola luridi, mi è scappata, deve essere l'influenza del ministro...).
Vorrei andare oltre questi esempi e farne uno meno scontato. Che magari fa un po' scandalo, ma è giusto dire le cose come stanno, senza pregiudizi, senza tabù. A voi sembra normale che dai secoli dei secoli un enorme numero di bambini sia usato per partecipare a noiosissime processioni religiose, per cantare nei cori in chiesa, per servire la messa mascherati da piccoli preti con tonaca rossa, per tenere in mano grossi candelabri, o crocifissi, o altre immagini della religione cristiana? Le lesbiche e i gay, sabato, li hanno messi in un trenino, e i giornalisti (tutti rigorosamente eterosessuali) hanno onestamente osservato che i bambini su quel trenino stavano beati e si divertivano come matti. Non sarà una attenuante, ma è meglio stare su un trenino a far casino, o dritti in piedi, seri seri, a cantare il "tantum ergo" in latino?
Possiamo anche decidere, tutti, di comune accordo, che non si portano più i bambini alle pubbliche manifestazioni o cerimonie, e cioè non li si coinvolge nelle nostre convinzioni religiose, o politiche, o filosofiche o civili. Non so se è giusto, io ero affezionato ai bambini che partecipano in qualche modo della fede e delle idee e delle battaglie dei propri genitori, ma probabilmente sbaglio, il mio è un modo vecchio e "possessivo" di vedere l'infanzia. Benissimo, stabiliamo che i bambini restano a casa a giocare: se lo facciamo però la decisione deve riguardare tutti, senza differenze, senza discriminazioni, senza ideologismi.
L'impressione invece è che la levata di scudi contro i gay milanesi non sia stata motivata da vero amore per i bambini, ma piuttosto dall'odio per i gay. E' un sentimento irrazionale, stupido, dettato dall'ignoranza e dal terrore di non essere normali. E' difficile da combattere. Specialmente se la Chiesa - che ha un grande potere sulla formazione del senso comune - invece di impegnarsi per spiegare alla gente che quando due persone si amano, di qualunque sesso esse siano, questo è un bene - "è la volontà di Dio" direbbe un cattolico - si impegna, al contrario, per difendere la normalità, l'omofobia, la bigotteria un po' fascistoide.

7 giugno 2005

 




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31 maggio 2005


Il mio martedì

È arrivato il caldo e con lui il mal di testa e la pressione a zero, però poi c’è stato il pranzo con Cecia in Piazza di Spagna (dove, non lo dico per pudore), l’email arrivata da lontano, le telefonate di Giorgia e Totti che firma il contratto fino al 2010 (tipo Vespa!).
Monorchio presidente, preferisco non commentarlo. Il mal di testa diventerebbe emicrania.





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26 maggio 2005


Ieri sera

Al di là delle storie personali quando si lavora in un giornale politico, e si hanno a disposizione le agenzie di stampa, certe cose si vivono male. E non c’è stanchezza o cinismo professionale che tenga. Già avevo vissuto male le sortite rutelliane dei giorni scorsi ma i botta e risposta di ieri anche peggio. Per farla breve ieri sera avrei voluto vedere un talk show politico della Rai, ho aspettato nonostante il sonno. Razionalmente Vespa mi ha deluso, a ripensarci invece ha premiato la mia fiducia e l’attesa. La puntata di ieri era dedicata ai sogni. I sogni ricorrenti e quelli di bambina.

Però stamattina il regalo di Dipollina, che ricostruiva le dichiarazioni a proposito dell’orrida fiction Edda, alla fine riprende una parentesi di Crozza a Ballarò:


Cosa si dicono?

Berlusconi in poco tempo ha detto che evadere le tasse è morale, che i giudici sono disturbati mentali e che gli italiani devono trovarsi un lavoro in nero. E sono cose che ha detto in pubblico. “Ora mi chiedo: sei in pubblico dice queste cose, quando si vede solo con Previti, cosa si dicono?”.




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24 maggio 2005


L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

(Ma) gli italiani con un lavoro precario hanno un tasso di mortalità superiore del 50% rispetto a chi ha un lavoro stabile. Tra i disoccupati si arriva addirittura al 250% in più. È il dato, preoccupante e sconcertante, dello studio sulle “Diseguaglianze di salute in Italia”, pubblicato come supplemento a “Epidemiologia e Prevenzione”.




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23 maggio 2005


Le serate di Mentana: «Io e Bonolis contro Vespa»

«Ho concordato con Mediaset la seconda serata. Potrebbe essere in questi tre giorni: lunedì, mercoledì e venerdì. Uno spazio per l'attualità, in diretta». A parlare è Enrico Mentana, direttore editoriale di Mediaset e soprattutto per tredici anni direttore del Tg5. Come dire, un po' più che un padre. «Prima non c'era nulla. Abbiamo creato il logo, la sigla, i conduttori». Ci sarà qualcosa di cui va più orgoglioso? «Non si può chiedere a un padre cosa ti piace di più di tuo figlio».
E poi? «E poi l'unico modo per trovare un limbo era quello della nomina a direttore editoriale. Non è stato lacerante lasciare, ma nemmeno consensuale. Non potevo rinunciare alla libertà». Mentana non si tira indietro rispetto alle domande sul suo telegiornale, ma certo non vuole fare la parte del «patetico» quando gli si chiede della credibilità dei Tg e del fatto che sono fatti per lo più dagli uffici stampa di politici e non. Meglio non insistere. Piuttosto per la prossima stagione il direttore immagina già uno scontro duro con Porta a porta, mentre affila le armi insieme a Davide Parenti con il quale firmerà questo progetto da grande sfida per la seconda serata. Mentana ha già ampiamente parlato. Davide Parenti? «Sì, lui che ha creato Le Iene, mi dà sicurezza rispetto al fatto che non vuole fare, come me, un programma rassicurante». Attualità vuol dire politica? «Attualità vuol dire attualità. Certo non invito i capigruppo per parlare del prezzo della mortadella. Se poi c'è da parlare di politica se ne parla. Niente compagnie di giro». Quindi? «Quindi è necessario trovare nuove modalità di racconto. Con Parenti si può creare un punto di incontro non scontato. Arriviamo da due mondi diversi: io arrivo dal Tg lui parte da un altro genere televisivo». È ufficiale, Paolo Bonolis è di Mediaset. «Sì, farà anche una seconda serata. Anche lui per un giorno andrà contro Vespa. Al resto ci penso io». Teme la sfida? «Spero la debba temere anche Vespa».
Dopo mesi di pausa forzata, di attese, di rinvii e prima del saluto plateale ai telespettatori, Mentana ha trascorso più di un anno sotto la spada di Damocle “mollo, non mollo, mi tocca mollare”. Non lo racconta così, ma la sintesi giornalistica è questa. Non ha mollato ma se n'è andato. Tanti sono stati i corteggiamenti professionali, e i gossip che lo hanno riguardato. Lui non parla volentieri di gossip, l'espressione non gli piace, piuttosto proposte: alla Gazzetta dello Sport, per esempio, anche se poi ha declinato l'invito. Il gossip sulla direzione del Corriere della sera, sembrava certo, no? «No. Piuttosto una proposta fatta da Cairo Editore: un quotidiano ex novo». Impegnativo? «Certo, quindi una sfida ancora più grande. L'idea di fare un giornale di massa su contenuti condivisi. Trovare la strada dell'indipendenza. Un'altra cosa bellissima, che non esiste, è la free press per i giovani. Le strade dell'informazione sono tante. Quello per cui ho avuto culo è che non ho mai preso il posto di un altro. Vorrei evitare di farlo adesso».
E l’ipotesi La7? Prima che arrivasse Tronchetti Provera, anche da lì sono arrivate proposte. «Il concetto “piccolo è bello” non l’ho mai capito. Se uno ha le carte per fare un giornale e il coraggio per provarci, perché lo devo fare piccolo? La7 avrebbe tutto da guadagnarci nel fare un Tg forte. Ma quattro anni fa quello de La7 non era il mio film. Le reti hanno una struttura forte quando è forte l’informazione. I Tg supportano le reti e diventano il perno degli ascolti nelle ore cruciali. L’appuntamento informativo serale non può avere obiettivi modesti». A proposito, possiamo dire che la puntata sulla Fallaci è stato un esperimento venuto male? «No, anzi. È venuto come lo volevo fare, e non credo sia venuto male».
Spesso ci si lamenta per la mancanza di controinformazione, è d’accordo? «E che vuol dire? A dire il vero non so cosa sia. Presuppone l’idea che l’informazione sia un prodotto di regime, implica il concetto dell’informazione dalle paratie stagne. Qual è la parte che manca?» Beh, veramente manca un editore forte e libero, puro, «ho scritto che la Fiat fa macchine brutte. Ho domandato su Il Mondo se qualcuno conosce persone che hanno comprato la Stilo. Nel ’99 ero contro la guerra in Kosovo, con Rifondazione eravamo i soli. Era una cosa che smarcava ed è una scelta che rivendico. Il delirio ideologico o paraideologico non mi piace». E Travaglio? «Più che Travaglio mi sembra una gravidanza isterica». E i colleghi giornalisti che si candidano? «Una discesa agli inferi. Un giornalista deve raccontare le cose, e proprio perché conosce la politica la evita. I partiti utilizzano i giornalisti candidati per rastrellare voti, ma poi che ruolo gli danno? Nessuno. Che posizione hanno potuto esprimere Santoro, la Gruber o anche Del Noce tu l’hai capito?».
E Giorgino fatto fuori dalla conduzione? «È aneddotica». Quindi non avrebbe dovuto dare l’intervista? «Ci mancherebbe altro, è un libero cittadino. Ma non è stato mica cacciato dal Tg, non ci sono diritti acquisiti rispetto alla conduzione».
Possibile che i grandi comunicatori amici del premier non abbiano saputo formare un gruppo di giornalisti di destra capaci di incidere? Perché non hanno preso Buttafuoco alla Rai? «La tv è sempre stata il luogo dell’informazione progressista. Sono stato in Rai negli anni ’80 e bisognava essere Dc, socialisti o comunisti. Quelli di destra non lavoravano». Ora è diverso, «Sì, ma comunque dai partiti devi venire. Anche la satira è di sinistra: si prende in giro la destra perché è di destra e la sinistra perché non è abbastanza di sinistra. Questa favola del Berlusconi grande comunicatore è solo autoconsolazione della sinistra che nel ’93 pensava di avere in mano il paese. Non volevano accettare che l’esistenza di un forte elettorato di destra. La cultura di Berlusconi è di opposizione: è sempre contro qualcosa». Invece lei si considera riformista? «È una parola, con tutto il rispetto per la vostra testata, che non mi è mai piaciuta. Questo è un paese che non conosce le riforme. Non si riesce a ritrovare una bussola che dia certezze di navigazione a un’idea. Non mi preoccupa l’antipolitica di destra o il conservatorismo di sinistra, invece il fatto che quando Ratzinger ha presentato scenari attraverso le sue omelie ho visto il ceto politico farsi piccino».
Il gossip non le interessa, ma della questione Fini-Prestigiacomo cosa pensa? «Non sono fatti nostri. Conosco la Prestigiacomo e mi sembra un pettegolezzo sgradevole nei suoi confronti. A Fini lo hanno fatto per sfregio. La forza dell’Italia è stata che per molto tempo i gossip rimanevano tali. Quello che ha fatto l’Espresso non mi è piaciuto. O decidi di parlare oppure non ammicchi in quel modo. Così come non mi è piaciuta la brutta storia di Totti e la Vento». Fecondazione, come vota? «Tre sì, ho molti dubbi solo sull’eterologa. Andrò a votare ed è la prima volta da quando c’è il maggioritario. Sono convinto che valga la pena votare per il diritto delle donne e delle coppie a scegliere». La Rai? «Siamo tornati indietro». Ha visto le nomine? «Almeno prima decidevano i presidenti delle Camere, ora i partiti. Tutti insieme metteranno bocca sui Tg. La somma delle faziosità non è pluralismo. Pensa se dovessi scrivere un pezzo e fare contente sette persone. Come la vedi?».

Isabella Angius


mercoledì 18 maggio 2005




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20 maggio 2005


Da giovedì a venerdì

Ieri notte sono stata male, ho dormito ancora peggio e ho preso una decisione storica: non sono andata a lavoro. Mai successo. Così la mattina è passata velocemente tra Martina e mille cose da riordinare in una casa stravolta dai lavori. Intonaco fresco, cucina mignon rossa e bianca e armadi, molti finalmente, ma ancora o troppo vuoti o troppo pieni. Una passeggiata a mezzogiorno per vedere se il negozio di giocattoli vicino a casa vendeva un “microfono rosa”. Non lo avevano così la mia accompagnatrice senza peli sulla lingua: “vabbè pazienza, andiamo in un altro negozio di giocattoli. Ciao”. La signora sapeva che avremmo fatto così, ma dirglielo in faccia non è stato cortese. Ma dire a una bambina di due anni che si deve essere sempre accondiscendenti non va bene, io le dico che deve essere ragionevole, quando si impunta, ed educata. La cortesia a volte può aspettare. Ciao.

Non stavo bene neanche dopo pranzo così ho puntato il divano per un riposino. Mia madre ha pranzato con noi e moriva dalla voglia di raccontarmi un film visto su Sky poche sere prima. Il racconto della trama è durato 45 minuti. Avrei quasi fatto prima a vedere il film. Poi spunta Natalia e mi fa: “signora! Acqua all’ingresso!”. Cioè? Cioè a quelli del piano di sopra gli si era rotto un flessibile del bagno, quindi il mio intonaco da fresco era fradicio, il cassettone di mia suocera in grave pericolo, una gastrite fulminante e addio al riposino sul divano.

Ne sono uscita distrutta. Stamattina ho raccontato tutto a Tantorumorepernulla, e lui mi ha chiesto: “Hai bestemmiato?”. No, non ho bestemmiato. Non bestemmio mai. Anzi alla fine ho considerato una vera fortuna essere stata a casa in una situazione simile. Sarebbe stato tutto molto più complicato se non fossi stata lì.

Martina aspettava l’arrivo dei vigili con la sirena. Non sono mai arrivati. Ma nel pomeriggio siamo andate a comprare il famigerato microfono rosa. E la sera abbiamo cantato e ballato. Poi ho visto Pannella da Masotti. Poi Primo piano. Poi l’intervista doppia delle Iene con Baccini-Dolcenera. Poi gran parte della programmazione sportiva di Sky. Poi non so perché ma il mio vicino di divano ha voluto vedere Porta a Porta con le moglie degli onorevoli, che sono anche peggio del ciclismo.

Poi sono andata a letto e mi sono svegliata alle 9,30.

Alle 10 ho capito che devo cambiare parrucchiere.

Alle 11 ho capito che devo cambiare motorino.

Adesso ho capito che devo lavorare. Per me.




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18 maggio 2005


Chiude Markette


Domani sera chiude Markette, almeno per questa stagione. Chissà che a settembre non vada su Raidue, sarebbe un giusto riconoscimento per Chiambretti e tutta la squadra.




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17 maggio 2005


Pablo scusa

Prima ero solo un po’ rincoglionita, ora anche egocentrica. La prova è che ho dimenticato il giorno della laurea di un caro amico, che chiamo anche due volte al giorno.




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9 maggio 2005


Tirate fuori il filmato di Frajese che lo prende acalci in culo

Prima condanna, a tre mesi di reclusione, per Gabriele Paolini da anni disturbatore delle dirette televisive.




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6 maggio 2005


Music farm

Puntatona finale, a casa di Cecia.




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28 aprile 2005


santa suocera

E Isa che t’ha fatto?




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26 aprile 2005


Ecco perché Francesco Baccini ha bestemmiato

"Se dipendesse da me venderei, con concessioni di cento anni, tutte le spiagge e tutti gli stabilimenti marittimi. Con il ricavato finanzierei grandi piani di turismo, veri e concreti, nel Mezzogiorno". Lo afferma il neo vicepresidente del Consiglio, Giulio Tremonti.

 

...e poi dice che uno si incazza!




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25 aprile 2005


La gattamorta dark è anche un po' lesbo

casa, amici e tv. si parla di sky e di music farm, così mettiamo il canale in diretta sul loft della magnolia. dormono tutti già a mezza notte tranne i soliti due. L'una prova la sua canzone con ombretto nero d'ordinanza che le copre lo sguardo. e l'altro che la guarda affranto e le chiama "la mia carnefice".

e lei continua a provare tonalità e accordi....e lui che dice spacco tutto...e una povera crista della produzione che dice "Baccini in sala di incisione".

dopo poco lui che doveva spaccare il pianoforte..."mi hanno detto di non rompere nulla, non c'è nessuno in produzione" e la stronza serafica: "perché?", e lui sconsolato: "è domenica...e domani è festa. devo aspettare domani". "perchè, perchè, perchè. perchè...." si ripetono i due.

sono le regole, le avete sottoscritte....quello che non c'era scritto è che lei, la gattamorta dark, è una legata a gigi ma è anche vagamente lesbo.

 

 




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22 aprile 2005


Capo Testa (SS)

E' arrivato un importante invito per questa estate.




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21 aprile 2005


Asse Ratzinger-Sodano

Un mio amico mi dice: hai comprato i preservativi?

-         ma che dici? (rispondo io)

-         Mi riferisco al papa

-         Hai ragione, vado

-         Ciao

-         Ciao




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14 aprile 2005


Femmina alla fragola

Buone nuove. Dice di essere incinta, di una femmina, la bambina è dentro il suo ombelico. Lei dice che tra un po’ le verrà la pancia “grande, anzi grandissima” e che quando sua figlia nascerà avrà i capelli lunghi e le farà le codette. E andrà a comprare il gelato, alla fragola.




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12 aprile 2005


Mi sento così

e anche un po' peggio....




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7 aprile 2005


Un bel modo per dirgli sto "comunque al tuo fianco"




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6 aprile 2005


Massimino


Avrà anche i capelli grigi ma ha messo a tacere il nano.




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3 aprile 2005


Tradito dalla sua modernità

Caro Feltri,
le agonie di Pio XII e di Paolo VI si svolsero in un silenzio quasi assoluto, rotto solo da qualche scarno comunicato, che dava una straordinaria intensità e sacralità all'evento che stava per compiersi, la fine di Papa Wojtyla è stata avvolta in un frastuono e in una grancassa massmediatica che infastidiscono e disturbano sottraendole ogni autentica commozione. Ma non poteva essere che così. Wojtyla è stato un Papa massmediatico e qui sta la ragione del suo immenso successo personale ma anche il punto debole del suo pontificato. Durante i 26 anni del suo papato la popolarità di Wojtyla non ha fatto che aumentare nella misura in cui, nello stesso periodo, crollavano le vocazioni e in Occidente, soprattutto quello cattolico, scompariva il senso del sacro. Ciò significa che Papa Wojtyla era percepito dalla gente come una grande star del firmamento internazionale e quindi più che altro mondana. Tanto è vero che quando Wojtyla tuonò contro la guerra in Iraq la cattolicissima Spagna di Aznar non gli diede alcuna retta. È paradossale la parabola di Papa Wojtyla. Uomo dai valori forti, antichi, tradizionali, pretridentini li ha via via offuscati con l'uso a tappeto degli strumenti di comunicazione di massa, la tv, i jet, i viaggi, la creazione di "eventi", i concerti, la stessa "papamobile", finendo per trasmettere un messaggio di mondanità e di modernità. («Il mezzo è il messaggio», diceva McLuhan) che di quei valori sono esattamente l'antitesi. Il suo stesso ecumenismo religioso si rivela, a ben guardare, perfettamente funzionale alla globalizzazione che è il trionfo proprio di quel mercato che Wojtyla, a parole, ma mai veramente forti e decise, condannava. Anche il fatto di essere stato un Papa molto "politico", che ha contribuito in modo determinante alla caduta del comunismo sovietico e alla dissoluzione della Jugoslavia, col pesante appoggio dato all'indipendenza croata, non ha favorito l'ascolto del suo messaggio spirituale. È sceso troppo nel mondo ed ha usato troppo i suoi mezzi per essere distinto dal mondo. Per cui la Chiesa di Wojtyla ha lasciato un vuoto spirituale che è stato riempito in vario modo, dalle religioni orientali, in particolare il buddismo, dall'islamismo, dalle sette e addirittura da culti poveri e poverissimi, così lontani dalla raffinatezza psicologica del cristianesimo, come l'occultismo, il satanismo e persino l'astrologia. L'uomo occidentale di oggi non ha bisogno di mondo, ne ha fin sopra i capelli, ha un disperato bisogno di spirito e credo che, in questo senso, vedesse più lontano monsignor Lefevre che proprio Papa Wojtyla ha emarginato e scomunicato. E io penso che fra qualche anno, lasciati alle spalle l'entusiasmo conformistico che ha accompagnato l'intera parabola di Wojtyla e che in questi giorni vede il mondo stringersi intorno al suo troppo esibito capezzale, evitando parole crude anche per il rispetto che sempre si deve a un uomo che muore (ma tutti moriamo, non dovrebbe essere uno scandalo, tantomeno per chi crede in una vita ultraterrena), quello di Giovanni Paolo II sarà ricordato, nonostante l'enorme, e anche generosa, spesa di sé che Karol Wojtyla ha fatto per un quarto di secolo, come un pontificato che ha aggravato e non lenito la crisi di una Chiesa altrettanto morente.
di Massimo Fini




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24 marzo 2005


Simona Ventura e il (non) gioco delle tre scimmiette

CONVERSAZIONE. CON LA CONDUTTRICE AUTRICE RILANCIATA DA FRECCERO-ZACCARIA 
«Mi manca Santoro. Luttazzi e Travaglio hanno sbagliato»
Simona Ventura non rivela le sue idee politiche, critica la par condicio forzata e la vecchia Rai democristiana. La censura è un errore che c’era anche con il centrosinistra

«Sono fortunata», «sono privilegiata» e «dalla vita ho avuto molto di più di quello che speravo», «c’è stato un tempo, quando vivevo a Roma, che i miei mi hanno detto di tornare a casa e io non ho mollato ma dovevo scegliere tra le sigarette e mangiare. Sceglievo di mangiare». Quando una come Simona Ventura si spertica in scuse per non aver rispettato l’orario previsto per l’intervista e ripete con il suo entusiasmo e la sua energia i virgolettati di cui sopra, vuole dire che non è tutto perso. Significa che nonostante la sbornia da video e la sovraesposizione mediatica è possibile rimanere con i piedi per terra. Chi paga? A sentire lei i suoi figli. Il più grande, se va bene a scuola, può giocare alla playstation, due volte la settimana. Povero figlio, ma lei usa il frustino a casa? «Ma no, però ci sono delle regole che riguardano anche me. Mi impongo di accompagnarli a scuola tutte le mattine e la sera ceniamo insieme». Ma non è stanca? «Sì. Questa estate farò lunghe vacanze», dove? «In Sardegna».
Parliamo di sovraesposizione: il programma Le tre scimmiette è stato un errore? «Non credo sia così. Ho capito tante cose in questo periodo. Sono migliorata come persona, è stata quasi una terapia. Ed è stata un’esperienza che ha chiarito cosa mi piace e cosa mi piace meno di questo lavoro. Mi piace la diretta, amo il linguaggio del reality, a differenza del quiz che mi piace meno. La sovraesposizione c’è stata sicuramente anche perché c’era quella dovuta a tutto quello che mi è successo». Mediaset l’avrebbe protetta di più? «La Rai mi ha protetta, sono certa che la vecchia Rai, quella democristiana, mi avrebbe messa alla porta. Da quando sono in Rai sono cresciuta moltissimo, sono autrice dei programmi che conduco, è moltissimo per una donna. Il mondo della televisione è ancora molto maschilista». Dell’esclusione sua e di Fiorello dagli Oscar della Tv minimizza e il suo ragionamento verte tutto sul collega, per il quale ha parole di stima e simpatia e poi aggiunge «è con Fiorello che vorrei lavorare ancora. Insieme facemmo Matricole a Mediaset, ma ora sarebbe un’altra cosa. Comunque sono arrivata in questa azienda grazie a Freccero e Zaccaria, che mi proposero cose molto belle. Ho avuto la fortuna dell’intuito. Mi proposero quattro programmi, scelsi l’Isola dei famosi. Ora mi manca il sabato sera, il classico sabato sera, ha presente?» sì, «dopo di che posso anche ritirarmi, mi piaceva moltissimo Ballando sotto le stelle, quello su Raiuno e anche Pingitore mi faceva ridere, mi divertiva». Forse non mi è chiaro, lei trascorre i suoi sabati sera davanti alla tv a guardare Milly Carlucci? «Sì perché?» perché siamo abituati a vederla tutta truccata, con ampie scollature e croci di brillanti. «Le scollature mi piacciono molto, ma uso i pigiamoni da sempre. E poi non esco mai». Le croci di brillanti non sono un controsenso? «Non mi piace parlarne, sono molto religiosa. È una cosa mia. La proteggo. La fede non può essere strumentalizzata. E poi i brillanti possono essere anche finti. Ora preferisco i cuori». Allora è innamorata? «(ride ndr) sì, dei miei figli». Non prendiamoci in giro, è innamorata sì o no? «No».
Ma lei è di destra o di sinistra? «Né uno né l’altro». Dunque qualunquista? «No. Ma sono contraria all’idea che una persona nota debba dire tutto ciò che pensa. E si può anche cambiare idea. Sono molto orgogliosa di aver lavorato sempre e indipendentemente dalla politica. Ho lavorato perché ho portato risultati. Tutto questo non significa che non abbia le mie idee. Ho lavorato quando c’era Zaccaria, l’Annunziata e Cattaneo. Insomma sempre, compresa Mediaset». Le dispiace non poter ospitare i politici in trasmissione? «Moltissimo, li avremmo mostrati in un’altra veste rispetto a come sono conosciuti. L’anno scorso abbiamo ospitato Lunardi, la Rai è stata multata per questo, ma è stato divertentissimo. Gene Gnocchi ha fatto una satira pesante, non c’è andato certo leggero...e così avremmo fatto quest’anno. Il problema della par condicio non ci sarebbe stato. Avremmo diviso equamente». Chi avrebbe invitato? «Tanti», nomi? «Due donne: Daniela Santanché e Rosi Bindi. Sono diversissime, hanno un modo di porsi diametralmente opposto. Ma mi piacciono entrambe». Lei non può invitare i politici, ma della censura cosa pensa? Del trio Santoro, Luttazzi, Biagi? «La censura è un errore, ma attenzione c’era anche con la sinistra. Non l’hanno inventata adesso, è un vecchio vizio. Bisogna dare voce a tutti. Mi manca Michele Santoro. Anche Luttazzi, anche se con Travaglio hanno fatto una schifezza». Della politicizzazione della Rai, la Ventura sorvola spiegando che a Milano tutto arriva attutito, «non è come a Roma dove la politica entra in tutte le stanze». Cosa le piace in tv? «La vita in diretta!» Prego? «Sto scherzando, mi piace Gene Gnocchi ne Buono a sapersi su Raiextra». La risposta non vale, un altro programma? «Vedo tanta tv, mi piacciono i serial di Foxlife tipo Csi e Desperate housewives e poi Reparto maternità. Mi faccio dei pianti che non finiscono mai». Della guerra in Iraq cosa pensa? «Sono contro la guerra, anche questa. Ho fatto una lunga litigata con Carlo Rossella, mi piace conversare con lui di queste cose. Poi quando muoiono nostri connazionali, mi domando se ne valga la pena». Il futuro? «Non arriverò a cinquant’anni elemosinando un programma. Farò l’autrice. Prima non avevo i soldi ora non ho la libertà. Non so cosa sia peggio».
 

DI ISABELLA ANGIUS




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24 marzo 2005


Mare in tempesta in Giamaica

Alle 18.00 è prevista una riunione




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17 marzo 2005



Al Riformista hanno scoperto che quando ci si separa si fanno cose ignobili. Anzi hanno scoperto che le fanno le donne. Lo spunto è stato la lettere a cuore aperto di Marcello Veneziani. Gli uomini riformisti si sono riconosciuti nell’amore dei libri e hanno sentenziato che la legge sulla separazione va cambiata perché è contro gli uomini.

Ma se una donna avesse scritto:Premessa: la cosa a cui più tengo, dopo le persone care, sono i miei libri. Ne ho 15 mila divisi in sette grandi librerie a parete, sono il mio pane e la mia anima; li vivo e li respiro, ne parlai pure in un libro recente. E ci lavoro. Mi rifugio in loro quando sono malinconico, deluso dalla vita”, cosa avrebbero detto?

 

Credo (due della direzione me lo hanno confermato) avrebbero fatto l’elenco delle librerie, comprese quelle online.

 

Naturalmente quando ho fatto notare che il Veneziani si era fatto fotografare in pubblico con l’amante mi hanno risposto ironici che "allora ripristiniamo il delitto d'onore" e poi la pacatezza “non rompere i coglioni”

 

 

Quando i borghesi scoprono i problemi dei comuni mortali, sono penosi.




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10 marzo 2005


Durex, Akuel o Control. Fate voi.

VOGLIAMO E.R. A SFONDO SESSUALE


In principio, nel 1937, era alla radio. Lo scopo era quanto mai definito: creare uno spazio “on air” per la promozione di detersivi. Così nascevano le soap opera. Storie di personaggi (mediamente quindici) i cui sentimenti, amori, tradimenti, eredità e passioni si intrecciavano all’infinito. La prima è stata Sentieri ed esiste ancora, passando dalla radio alla tv. Ma questa è storia nota. Quello che non è chiaro invece è come un genere da sempre di moda, come il sesso, non sia stato “spinto” dalle case produttrici per esempio di preservativi. Il sistema di product placement ha sostenuto, favorito, finanziato e accreditato l’idea di un film pur di avvantaggiarsi della pubblicità più o meno esplicita di un prodotto. Persino le armi hanno goduto di questo sistema. Ed è evidente come il mercato della pubblicità strizzi l’occhio verso gli sguardi innocenti dei bambini. Ma torniamo al sesso. Perché mai la Hatu piuttosto che la Akuel, la Durex o la Control non dovrebbero avere interesse a sponsorizzare filoni di telefilm sull’amore giovanile? Non sono assai spaventosi i dati sull’Aids che riguardano le donne eterosessuali? E quelli sugli orgasmi delle donne? Non sarebbe sensato, oltre che utile, immaginare una “E.R.” a sfondo sessuale? Non solo spot, che per altro sono sempre più divertenti (quello della Akuel che va in onda in questi giorni è piacevolissimo) ma anche veri e propri serial. Quando “Sex and the city” arrivò in Italia, giustamente La7 aveva affiancato alla messa in onda del telefilm anche un talk show sull’argomento sesso. Niente di più giusto. Anzi, non si capisce perché poi la stessa La7 non ha sfruttato più la volata del telefilm per guadagnare ascolti con un programma a tema. Ed ecco che in una storica puntata di “Friends”, Monica e Rachel si ritrovavano con un solo preservativo in casa ma con due uomini da “ospitare”. Fecero morra cinese per decidere chi avrebbe dovuto godere del (o con) il preservativo. Una coppia rimase in bianco. Nella realtà sarebbe andata così? Chissà. Probabilmente no. Certo che un serial di nome “Durex” sarà comunque meglio di qualsiasi “Centro Vetrine”.

Isabella Angius




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9 marzo 2005


E' nata Stella


Lei è Stella, figlia di due miei cari amici, Silvia e Gabriele. Lei è di Cagliari e lui di Alessandria. Vivono a Chicago.
Tanti cari auguri!




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